
domenica 10 agosto 2008
venerdì 20 giugno 2008
martedì 20 maggio 2008
RECENSIONE DI ROBERTO MATARAZZO
Panzacchi_Stuppiello: recensione possibile.
Nel leggere il testo scritto a “due voci” tra gli Amici Francesca Panzacchi e Michele Stuppiello, sorse spontaneo, nel mio inconscio, l’esigenza di figurarne possibili contenuti poetici a rendere sotto sembianze timbriche.
Michele Stuppiello, che già conoscevo da tempo, mi invia a casa, quale omaggio amicale, il volume Liriche sospese, anticipandomi che, lo stesso testo, risulta completo di Liriche scritte da sua Amica, Francesca Panzacchi.
Leggendo di un fiato le dense Poesie dei due Autori, come mia consuetudine atavica, prendo dei frammenti di carta vergine ed elaboro degli ex libris tesi a rendere in forma colorata il ciò che percepisco dagli stimoli intellettivi che la lettura mi impone fondendo i due Autori, peraltro ben distinti e autonomi, in unico flusso cerebrale tale da introiettarne possibili significati da concretizzare, successivamente, in frammenti cartacei.
Ma Francesca Panzacchi non solo è ottima Poeta dotata di sottilissima delicata vena creatrice ma si pone quale Donna raffinata per pose fotografiche di rilievo senza mai scadere nell’essere modella cosa ben diversa almeno per me!
E Michele Stuppiello, oltre che ad essere Poeta e figlio di bravissimo Poeta, svolge con passione ricerca fotografica lungo percorsi tesi a carpire, da Uomo, la complessità del femminile mediante scatti precisi ed eleganti in cui la fisicità della Donna appare splendidamente resa con sensorio fascino di classe alta.
Tra i due Autori nasce la scintilla creativa che li mena a concretizzare una immagine in cui il Poeta fotografa la Poeta (e la Donna) molto più evanescente del Fotografo che fotografa la Modella in un gioco per cui è Lei, la Poeta, che si offre all’obiettivo dell’Amico per uno scatto che mi ha catturato e preso nell’intimo: in quello scatto ho rivisto sorta di complicità amicale di Lirici che trasformano poesia in immagine e la stessa immagine in significato poetico.
Da questa visione, lasciandomi andare agli echi dei versi contenuti nel Liriche sospese, delineai un mio Turbinio Timbrico nel quale poi ho inserito l’immagine di Francesca realizzata da Michele, quale Sinergia Creativa tra Poesia, Fotografia, Pittura.
Nel consigliare la lettura di questo testo a chi ha sensibilità ed amore verso il femminile ringrazio gli Amici Francesca e Michele per avermi coinvolto in questa follia ideativa.
Nel leggere il testo scritto a “due voci” tra gli Amici Francesca Panzacchi e Michele Stuppiello, sorse spontaneo, nel mio inconscio, l’esigenza di figurarne possibili contenuti poetici a rendere sotto sembianze timbriche.
Michele Stuppiello, che già conoscevo da tempo, mi invia a casa, quale omaggio amicale, il volume Liriche sospese, anticipandomi che, lo stesso testo, risulta completo di Liriche scritte da sua Amica, Francesca Panzacchi.
Leggendo di un fiato le dense Poesie dei due Autori, come mia consuetudine atavica, prendo dei frammenti di carta vergine ed elaboro degli ex libris tesi a rendere in forma colorata il ciò che percepisco dagli stimoli intellettivi che la lettura mi impone fondendo i due Autori, peraltro ben distinti e autonomi, in unico flusso cerebrale tale da introiettarne possibili significati da concretizzare, successivamente, in frammenti cartacei.
Ma Francesca Panzacchi non solo è ottima Poeta dotata di sottilissima delicata vena creatrice ma si pone quale Donna raffinata per pose fotografiche di rilievo senza mai scadere nell’essere modella cosa ben diversa almeno per me!
E Michele Stuppiello, oltre che ad essere Poeta e figlio di bravissimo Poeta, svolge con passione ricerca fotografica lungo percorsi tesi a carpire, da Uomo, la complessità del femminile mediante scatti precisi ed eleganti in cui la fisicità della Donna appare splendidamente resa con sensorio fascino di classe alta.
Tra i due Autori nasce la scintilla creativa che li mena a concretizzare una immagine in cui il Poeta fotografa la Poeta (e la Donna) molto più evanescente del Fotografo che fotografa la Modella in un gioco per cui è Lei, la Poeta, che si offre all’obiettivo dell’Amico per uno scatto che mi ha catturato e preso nell’intimo: in quello scatto ho rivisto sorta di complicità amicale di Lirici che trasformano poesia in immagine e la stessa immagine in significato poetico.
Da questa visione, lasciandomi andare agli echi dei versi contenuti nel Liriche sospese, delineai un mio Turbinio Timbrico nel quale poi ho inserito l’immagine di Francesca realizzata da Michele, quale Sinergia Creativa tra Poesia, Fotografia, Pittura.
Nel consigliare la lettura di questo testo a chi ha sensibilità ed amore verso il femminile ringrazio gli Amici Francesca e Michele per avermi coinvolto in questa follia ideativa.
Fotografia di Michele Stuppiello (Modella Francesca Panzacchi) su Foglio Colorato di Roberto Matarazzo.
giovedì 8 maggio 2008
Presentazione della silloge a "DOLCE AMARO" su Telesanterno
Presentazione della silloge durante la trasmissione televisiva "DOLCE AMARO", in onda sull'emittente Telesanterno.
sabato 3 maggio 2008
martedì 29 aprile 2008
RECENSIONE DI GIOVANNI AMODIO
domenica 13 aprile 2008
RECENSIONE DI ALESSANDRO BERSELLI
Non è facile leggere poesie. La poesia implica una concentrazione emotiva che non sempre è facile da raggiungere, e a differenza della prosa non consente distrazioni. Non rilassa la poesia. La poesia ci lavora dentro, come un'autopsia. E come un'autopsia ci porta a indagare sulle cause che ci inducono le sensazioni che proviamo quando le leggiamo.
Le poesie di Michele Stuppiello e di Francesca Panzacchi sono così. Straordinariamente complementari, accumunate dal lirismo ma separate da diverse prospettive, più mistiche quelle del primo, in un costante anelito verso una forma evidente di spiritualità, più terrene quelle della seconda, quasi laiche nel loro cercare bisogno di eterno anche nelle cose destinate a esaurirsi.
Sono belle queste liriche, perchè sono semplici di cuore ma complesse di testa. E ti inducono all'abbandono, lasciando che i poeti entrino, con il loro mondo, dentro di te. Non è solo un'autopsia. E' quasi un atto di amore. Una profanazione consenziente a essere violati, perchè è questo che vogliono Michele Stuppiello e Francesca Panzacchi. Violarti, possederti. E ci riescono straordinariamente bene.
Le poesie di Michele Stuppiello e di Francesca Panzacchi sono così. Straordinariamente complementari, accumunate dal lirismo ma separate da diverse prospettive, più mistiche quelle del primo, in un costante anelito verso una forma evidente di spiritualità, più terrene quelle della seconda, quasi laiche nel loro cercare bisogno di eterno anche nelle cose destinate a esaurirsi.
Sono belle queste liriche, perchè sono semplici di cuore ma complesse di testa. E ti inducono all'abbandono, lasciando che i poeti entrino, con il loro mondo, dentro di te. Non è solo un'autopsia. E' quasi un atto di amore. Una profanazione consenziente a essere violati, perchè è questo che vogliono Michele Stuppiello e Francesca Panzacchi. Violarti, possederti. E ci riescono straordinariamente bene.
Alessandro Berselli
http://www.alessandroberselli.it/
http://www.alessandroberselli.it/
RECENSIONE DI GIANLUCA RUGGERI
Il senso del tempo che passa, il sapiente uso delle immagini, tese a regalare fotografie dell'anima, sono le prime sensazioni stimolate dalla lettura delle liriche di Francesca Panzacchi.
La paura di non riuscire a cogliere al pieno le sfumature della vita è lo stimolo a godere di ogni regalo della natura e del destino. Alla lucida accettazione del dolore, frutto di un riverente fatalismo, fa da contraltare il rifugio in ricordi ristoratori, destinati a cedere il passo alla speranza e alla ricerca di un ago, per pungersi e sentirsi vivi...e il filo è l'amore.
Il sapiente uso della metafora rende gradevole e a tratti emozionante la lettura delle liriche di Michele Stuppiello. Un viaggio nel proprio inconscio, alla ricerca di archetipi, di radici a cui aggrapparsi e alimentarsi. A stimolare l'introspezione del lettore è una fantasia non comune, preziosa compagna di avventura e fonte inesauribile di immagini.
Gianluca Ruggeri, docente di Psicologia dell'Arte e della Letteratura, Università di Bologna.
La paura di non riuscire a cogliere al pieno le sfumature della vita è lo stimolo a godere di ogni regalo della natura e del destino. Alla lucida accettazione del dolore, frutto di un riverente fatalismo, fa da contraltare il rifugio in ricordi ristoratori, destinati a cedere il passo alla speranza e alla ricerca di un ago, per pungersi e sentirsi vivi...e il filo è l'amore.
Il sapiente uso della metafora rende gradevole e a tratti emozionante la lettura delle liriche di Michele Stuppiello. Un viaggio nel proprio inconscio, alla ricerca di archetipi, di radici a cui aggrapparsi e alimentarsi. A stimolare l'introspezione del lettore è una fantasia non comune, preziosa compagna di avventura e fonte inesauribile di immagini.
Gianluca Ruggeri, docente di Psicologia dell'Arte e della Letteratura, Università di Bologna.
lunedì 7 aprile 2008
POESIE TRATTE DALLA SILLOGE
BABILONIA
Ricordo i fasti
immortali,
dell’antica Babilonia.
Nei giardini pensili
a sera
passeggiavo sereno,
la brezza mi avvolgeva
il capo, cantandomi
le sue dolci nenie.
L’orizzonte
separava il cielo
dalla terra
e guardando
l’alto ziggurat
il pensiero
correva a Dio.
La luna è enorme stanotte,
mi culla il suo sguardo
insidioso.
Un’inspiegabile pienezza
l’esistenza.
Michele Stuppiello
VERSI IMMOBILI
Nella dolcezza del crepuscolo
che langue ed indugia
prima di abbracciare la sera
scrivo versi che non riconosco
Immobili nell'anima
da tempo immemore
Francesca Panzacchi
domenica 6 aprile 2008
PREFAZIONE
Una donna, un uomo. Due poeti amici con stili differenti, che vengono qui ad accomunarsi in nome e per amore della Poesia. Leggendoli, ho colto le differenti emozioni preparandomi a riviverle con le mie. Mentalmente seguo le luci e le ombre, il lento muoversi malinconico del mare, di un amore lontano ma così vicino da far soffrire. La metrica spesso concisa, dura e sagace con parole che ti toccano l'anima, fanno pensare che donna e poesia sia il giusto connubio, mentre nella controparte maschile emerge quella vena interiore, direi quasi ctonia, che è un confondersi di elementi definibili "razionalmente", afferrabili con uno sguardo oggettivo e di arie invece sfumate, oniriche, che contribuiscono a creare immagini fascinose (e direi anche tremende) dove il passo si blocca quasi impaurito come davanti ad una ierofania.
Ho volato su di un tappeto incantato, in una mille e una notte di fiaba orientale e ho desiderato il ritorno. Ho intravisto la luna e gli sguardi complici di amanti. Ho colto la sensualità dei movimenti, come se un pittore dipingesse sulla pelle cose di ineguagliabile bellezza. Ho udito la musica del mio cuore, i profumi, le sensazioni... poesie che fanno sentire chi le legge, poeta. Grazie.
Ho volato su di un tappeto incantato, in una mille e una notte di fiaba orientale e ho desiderato il ritorno. Ho intravisto la luna e gli sguardi complici di amanti. Ho colto la sensualità dei movimenti, come se un pittore dipingesse sulla pelle cose di ineguagliabile bellezza. Ho udito la musica del mio cuore, i profumi, le sensazioni... poesie che fanno sentire chi le legge, poeta. Grazie.
Giselleb
sabato 5 aprile 2008
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