domenica 13 aprile 2008

RECENSIONE DI ALESSANDRO BERSELLI

Non è facile leggere poesie. La poesia implica una concentrazione emotiva che non sempre è facile da raggiungere, e a differenza della prosa non consente distrazioni. Non rilassa la poesia. La poesia ci lavora dentro, come un'autopsia. E come un'autopsia ci porta a indagare sulle cause che ci inducono le sensazioni che proviamo quando le leggiamo.
Le poesie di Michele Stuppiello e di Francesca Panzacchi sono così. Straordinariamente complementari, accumunate dal lirismo ma separate da diverse prospettive, più mistiche quelle del primo, in un costante anelito verso una forma evidente di spiritualità, più terrene quelle della seconda, quasi laiche nel loro cercare bisogno di eterno anche nelle cose destinate a esaurirsi.
Sono belle queste liriche, perchè sono semplici di cuore ma complesse di testa. E ti inducono all'abbandono, lasciando che i poeti entrino, con il loro mondo, dentro di te. Non è solo un'autopsia. E' quasi un atto di amore. Una profanazione consenziente a essere violati, perchè è questo che vogliono Michele Stuppiello e Francesca Panzacchi. Violarti, possederti. E ci riescono straordinariamente bene.

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